22 aprile 2012

No.6 CAP 28 ITALIANO

Volume 6
Capitolo 4
Lasciate ogni speranza
***
«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina Podestate,
la somma Sapienza e 'l primo Amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate".
-Dante, Divina Commedia Vol 1: L'Inferno, Canto III



Tutto cominciò all'improvviso, nessuno avrebbe potuto prevederlo.
Tutto cominciò all'improvviso, esplodendo tra la folla radunatasi in piazza, come gas accumulatosi per lungo tempo sotto terra.


Giorno dell'Holy Celebration, 2017.
12:15 pm
Piazzale antistante il Palazzo Municipale (conosciuto come Moondrop).


Il vento alitava gelido e pungente, eppure il sole splendeva radioso. Il cielo era limpido, di un azzurro brillante, perfetto per una giorno di festa. Persone dagli animi pieni di gioia, osannavano la Città Santa, sventolando le loro bandiere.
"La nostra gagliarda No. 6."
La piazza antistante il municipio era gremita di persone in attesa dell'inizio delle cerimonie.
"Che caldo" Mormorò una giovane donna dal fisico asciutto, nel mezzo della folla soffocante. "C'è così tanta gente, mi sento soffocare."
"Già" Convenne la sua amica, una donna bassa dai capelli neri. La donna sospirò, rimuovendosi il sudore dal naso. "È orribile, non trovi? Non c'è spazio nemmeno per camminare. Odio sudare d'inverno, mi sento tutta appiccicaticcia."
"Davvero, stento a crederci. Ci siamo agghindate per niente."
"Già."
Nessuna delle due possedeva quasi esperienza col sudore, avendo vissuto entrambe in luoghi ove umidità e temperatura erano meticolosamente controllate per il massimo comfort. Non riuscivano a sopportare il sudore che scivolava dalle loro schiene, il caldo della folla sgomitante risultava estremamente sgradevole.
La donna dai capelli neri imbronciò le labbra colorate di rossetto.
"Il mio supervisore ha detto che dovevo assolutamente partecipare alle cerimonie o mi avrebbero tagliato lo stipendio."
"Idem per me, ordini del capo. Partecipazione obbligatoria, ha detto. Fosse per me... non sarei venuta di certo."
"Se non avessi partecipato l'avrebbe scoperto dalla tua ID card, no? Quando attraversi i cancelli, scansionano il tuo numero di cittadinanza... e ho sentito che dopo viene notificato al tuo posto di lavoro."
La donna più magra annuì, corrugando le sopracciglia con aria seria. Una goccia di sudore le stava scivolando giù lungo la guancia.
Oh, che sensazione sgradevole. Quanto vorrei potermi rinfrescare, magari con una doccia.
La donna dai capelli neri proseguì con le sue lamentele.
"Sai, la mia sorellina, che è ancora studentessa, mi ha raccontato che gli studenti dovevano radunarsi tutti a scuola, da dove sarebbero stati accompagnati qui con dei bus."
"Ah sì? Non era così ai nostri tempi, non è vero?"
 "Già, ma ho sentito che è cominciato solo da quest'anno. Intendono confermare il livello dei cittadini di lealtà nei confronti della città. Mia sorella diceva che chiunque non avesse partecipato, avrebbe ricevuto un punteggio negativo nella colonna delle Attività. Forse addirittura una D! Un punteggio simile significa non poter proseguire con gli studi o addirittura trovare lavoro. Non ti sembra un po' troppo severo?"
"Eccome, è una forzatura bella e buona. A proposito – non credi che ultimamente stiano esagerando un po' troppo? Ovunque vai, livello di lealtà questo, livello di lealtà quest'altro. Mi sembra davvero strano – "
La donna più magra venne improvvisamente interrotta da qualcuno che le afferrava il braccio. Camicia bianca e pantaloni grigi. Un uomo ordinario, dalla corporatura possente.
"Um, cosa – ?" Cominciò la donna.
"Di cosa stavate parlando?"
"Prego?"
"Voi due, di cosa stavate parlando fino a un attimo fa?"
Le due donne si scambiarono uno sguardo, i battiti dei cuori cominciavano ad accelerare. "No-noi stavamo solo dicendo... uhm, che fa molto caldo.... è di questo che parlavamo..."
"Ah, si? A me è sembrato piuttosto che vi stesse lamentando, esprimendo malcontento nei confronti della città. Sbaglio forse?" Gli occhi sottili dell'uomo scintillarono. Le sue parole erano cortesi, eppure la luce in quegli occhi era dura e tagliente, qualcosa che suscitava inquietudine negli animi delle due donne. Il corpo di entrambe venne attraversato dalla paura.
Il dipartimento di Sicurezza.
"N-No!" Protestarono. "Malcontento – no – mai, una cosa simile... non la diremmo mai, non la penseremmo mai. Non noi, noi non faremmo mai una cosa simile... " La donna dai capelli neri strinse le dita al petto, lacrime si raccoglievano nei suoi occhi. Aiuto. Mamma, Papà. Aiutatemi.
"Non ha importanza, Vi spiacerebbe seguirci cortesemente in centrale? Avremo tempo per ascoltare la vostra storia."
"Come potete... non è così... no..." Incapace di sopportare ulteriormente, la donna dai capelli scuri cominciò a piangere. Anche la sua amica stava tremando.
"Seguiteci in centrale, cortesemente." Un secondo uomo vestito similmente fece la sua improvvisa comparsa, e dita incredibilmente fredde si serrarono attorno al braccio della donna.
No – non è giusto, stavamo solo parlando. Stavamo solo esprimendo i nostri pensieri ad alta voce.
Era talmente sconvolta da non riuscire a versare nemmeno una lacrima. A differenza della sua amica che stava piangendo, la donna più magra poteva solo tremare.
"Ora venite con noi." Gli occhi dell'uomo scintillarono taglienti.
Ho paura, ho paura. Mamma, Papà, aiutatemi.
–Mmgh.
All'improvviso, la bocca dell'uomo emise un gemito soffocato. I suoi occhi erano sgranati, fuori dalle orbite. La bocca si apriva e chiudeva come un pesce, senza produrre alcun suono. Solo le sue labbra si muovevano, mentre si graffiava il collo con le mani. Il volto cominciava ad assumere una tonalità oscura.
"C-Cosa succede?"
La donna vide le gelide dita dell'uomo allungarsi verso di lei.
Ahhhh!!!
La donna urlò, un grido tanto intenso che sembrava potesse squarciarle la gola a metà. Anche la donna bruna aveva cominciato a gridare quasi in contemporanea.
"Mio Dio!"
I movimenti dell'uomo si bloccarono. Si fece immobile, con occhi e bocca ancora spalancati. Era possibile vedervi all'interno.
Plunk.
Con un suono sommesso, qualcosa ricadde sul selciato. Qualcosa di piccolo e bianco...
Denti.
I denti dell'uomo stavano cadendo dalla sua bocca, uno dopo l'altro. Anche i capelli stavamo subendo la stessa sorte, imbiancate ciocche cadevano al suolo, disseminandosi sul selciato; occhi rotati nelle orbite fissavano il pavimento mentre vi cadeva di faccia. Il corpo cominciò a tremare in preda a convulsioni, e una macchia oscura si espandeva per il collo, rigonfiandosi in una protuberanza, poi –
Un'incomparabile ondata di paura ancora più intensa della precedente, venne ad abbattersi su di lei. Aveva l'impressione di essere sul punto di impazzire. O forse era già pazza. Doveva essere impazzita, per questo stava vedendo qualcosa che si supponeva non potesse esistere. Non poteva fare a meno di gridare. Doveva alzare la voce e rilasciare in qualche modo il suo terrore, altrimenti, il suo corpo si sarebbe gonfiato fino a esplodere. Sarebbe andata in pezzi.
La donna inspirò.
Ahhhhh!
Eeeeek!
Prima che potesse aprire bocca, urla e stridii si sollevarono dal resto della folla, innalzandosi e divampando in più punti. Voci di uomini, strilli di donne, urla di giovani, schiamazzi di anziani – tutto si contorceva, mescolandosi ed aggrovigliandosi in un unico clangore.
"Nooo!!" Come in una danza priva di grazia, la donna dai capelli neri batteva mani e piedi freneticamente. "Qualcosa – c'è qualcosa qui... dentro di me! Aiutatemi – aiutatemi – !" Appena apriva la bocca per gridare, i denti le cadevano uno ad uno.
Plunk, plunk, plunk.
C'era una macchia che si dilatava sul collo della donna bruna.
"Veleno!" Urlava qualcuno. "Correte! Siamo stati intossicati."
Udì un'altra voce urlare, "Moriremo tutti."
È veleno. Correte. Moriremo tutti. È veleno. Correte. Moriremo tutti.
La donna scavalcò l'uomo caduto, ma un attimo prima di mettersi a correre, qualcosa balenò all'improvviso davanti ai suoi occhi. Un insetto? Si sentì spingere dalle spalle; una donna obesa era inciampata, cadendo a poca distanza da lei. Un attimo dopo, vide la donna finire calpestata inesorabilmente da una marea umana.
È un inferno. Devo allontanarmi da qui – presto – devo andare via. Premendosi inconsciamente una mano sul collo, la donna superò i corpi disseminati sul selciato, lanciandosi infine in una corsa disperata.


Giorno dell'Holy Celebration, 2017.
7:02 am – Lost Town


Karan era intenta nella preparazione di dolci, Cravatte, per la precisione. Conferiva all'impasto di mandorle tritate la forma di una cravatta, e una volta fritte, le condiva con del Curacao all'arancia, spruzzandole poi di zucchero a velo come tocco finale.
"Sembrano deliziose," Disse Lili, deglutendo con aria affamata.
"Lo sono. Che ne dici di metterne un paio da parte, le mangeremo più tardi con un po' di tea? O forse le preferiresti con del latte caldo, Lili?"
"Preferisco il latte freddo."
"E va bene, latte freddo allora, ma non troppo ghiacciato o altrimenti potrebbe farti male al pancino. Ma ricorda, Lili, prima – "
"Devo darti una mano nel negozio, no?" Concluse la frase la bambina. "Farò un ottimo lavoro. Mi piace aiutarti in negozio, Signora, è davvero divertente."
"Oggi è L'Holy Celebration, ci sarà parecchio da fare."
"Lo so. Prima dico 'Buona giornata e benvenuti', giusto? Poi metto i panini e i muffin nella sacchetto."
"Mm-hmm. E ricordati di dire 'Usate pure i vassoi che trovate sul tavolo all'ingresso, per riporre gli articoli di vostra scelta.' E se i clienti sono bambini o disabili, chiedi loro 'Volete lo prenda io per voi?'"
"Buon giorno e benvenuti! Usate pure le... le..."
"I vassoi sul tavolo, all'ingresso."
"I vassoi sul tavolo all'ingresso per riporre gli articoli di vostra scelta. Lo prendo io per voi?"
Bravissima, Lili! Proprio così. E non dimenticare di sorridere."
Le narici di Lili si allargarono in apprezzamento. "È facile sorridere con un profumino così delizioso, le mie guance sembrano sciogliersi, proprio così." Mentre si copriva le piccole guance con le mani, un'ombra le attraversò gli occhi. Anche il tono di voce era sceso lievemente.
"Signora."
"Sì, piccola?"
"Posso portare alcuni di quei pasticcini al Babbo?"
"Certo che sì. Ne lasceremo da parte sia per la tua Mamma che per il tuo Papà – Come mai, Lili, cosa c'è? È successo qualcosa a Renka?"
Karan aveva saputo che Renka, la madre di Lili, era incinta del suo secondo bambino. Forse le era accaduto qualcosa. Ai residenti del prestigioso quartiere residenziale di Cronos erano garantiti trattamenti e assistenza completa e meticolosa da parte di staff medico specializzato, dal concepimento fino al momento parto; per un residente di Lost Town, al contrario, trattamenti medici di tale livello potevano essere solo un sogno. I livelli di mortalità di invalidi, anziani e bambini erano molte volte superiori a quelli di Cronos.
Karan non era scontenta della sua vita in Lost Town, eppure numerose volte si era ritrovata faccia a faccia con la consapevolezza che occupasse il gradino più basso della rigida gerarchia su cui era fondata la città.
Un brivido le percorse la spina dorsale.
Non era la realizzazione di trovarsi sul fondo a raggelarla. Era la consapevolezza che esseri umani stessero regnando e dominando su altri esseri umani. E anche la consapevolezza di non averlo compreso prima.
Oh, quanto era stata sconsiderata.
Lili scosse la testa, i biondi capelli lisci frusciarono debolmente.
"Non è la Mamma. Si tratta del Babbo."
"Getsuyaku-san? Gli è accaduto qualcosa?"
"È dovuto andare a lavoro anche oggi che è il giorno dell'Holy Celebration."
L'Holy Celebration era una delle festività più onorate in No.6. Istituzioni scolastiche e organi governativi restavano chiusi come naturale occorrenza, così come gran parte di uffici e attività commerciali cittadine. La maggioranza dei cittadini si radunava nella piazza antistante il palazzo municipale per ascoltare il discorso del sindaco e celebrare la nascita e la prosperità della Città Santa. Era dall'anno precedente che la partecipazione aveva cominciato a tendente verso l'obbligatorietà: mediante l'attraversamento dei cancelli per raggiungere la piazza, la città era in grado di conoscere istantaneamente la partecipazione di ogni cittadino. Chiunque risultasse assente senza una valida ragione che rientrasse nei criteri stabiliti dalle autorità veniva investigato nei dettagli. Si vociferava che queste investigazioni fossero molto simili a interrogatori.
Karan aveva l'impressione che la città si facesse di giorno in giorno più soffocante, eppure, numerosi cittadini partecipavano alle festività non per obbligo, ma di loro spontanea volontà. Si riunivano spontaneamente, sventolando le loro bianche bandiere ricamate in oro. Spontaneamente – era davvero così?
"Signora, il dolcetto." Disse Lili battendo le palpebre. Karan si rese conto di stare stringendo una delle cravatte tra le mani.
"Oh, cielo, ne ho rovinata una... Dicevamo," riprese velocemente il discorso. "Getsuyaku-san non ha potuto avere la giornata libera?"
"No..."
Sebbene si trattasse di un importante evento, per scelta o necessità, diverse persone lavoravano anche nel giorno del'Holy Celebration. Karan era una di queste. Aveva bisogno del suo lavoro per vivere, e nei giorni di celebrazione torte e ciambelle vendevano incredibilmente bene. Per usare un'espressione sgraziata, in quei giorni "piovevano soldi a palate". Karan aveva utilizzato questa come ragione per non partecipare alle cerimonie di quest'anno. Nella sua Richiesta di Non-partecipazione, che andava presentata anticipatamente, aveva inserito i dettagli del suo lavoro, i profitti mensili e il pronostico dei guadagni nel caso in cui avesse lasciato aperta la sua attività durante la ricorrenza. Tale richiesta andava consegnata personalmente presso la portineria degli uffici cittadini. Sebbene si trattasse di un'addizionale seccatura, e chiudere l'attività e partecipare alle celebrazioni sarebbe stato molto più semplice, Karan aveva scelto di farlo comunque.
Non posso lasciarmi sospingere lungo la strada più semplice.
Si era sempre lasciata trascinare nel prendere le scelte più semplici. Era arrivata a dimenticare come nuotare contro corrente. Aveva lasciato che il proprio cuore divenisse insensibile, ed era stata inghiottita troppo facilmente dalla corrente. Non aveva forse appreso nel modo più doloroso, quale fosse il risultato?
Suo figlio le era stato strappato via.
Ed anche la miglior amica del ragazzo.
Le cose per lei più importanti erano state strappate ingiustamente, all'improvviso. Non si sarebbe più lasciata trascinare dalla corrente, se non vi si fosse opposta, si sarebbe vergognata di guardare Shion e Safu nuovamente negli occhi. Quando sarebbero tornati a casa, non sarebbe stata in grado di stringerli a sé senza riserve. Questa era l'ultima cosa che desiderava perdere.
"Lili, ti senti sola senza il tuo Babbo? Se è per lavoro, immagino non potesse farci nulla, huh."
"No," Protestò Lili, scuotendo nuovamente il capo. "La Mamma dice che non possiamo farci niente, ma non è questo. Non mi sento sola per il Babbo, e poi, darti una mano in negozio è divertente. Quando i miei amici hanno saputo che potevo lavorare in una panetteria, erano tutti gelosi – non mi sento sola, solo che – sono.... sono preoccupata."
"Per tuo padre?"
Lili fece di sì con la testa.
"Perché? È successo qualcosa che ti ha impensierita, Lili?"
"Non proprio,” disse la bambina esitante. "Il Babbo mi da sempre un bacio sulla guancia prima di andare a lavoro. Dice che lo fa sentire felice. Che è una specie di portafortuna."
 "Oh, che dolce."
"Già. È il migliore. Ma oggi lo ha dimenticato, è andato a lavorare senza darmi nessun bacio. È andato via in silenzio mentre io e la Mamma parlavamo in cucina... è uscito di casa senza nemmeno avvisarci."
"Forse aveva un sacco di lavoro da fare."
"Non so... non ha fatto nemmeno colazione. Ha preso solo mezza fettina di pane e una tazza di caffè. Stava anche sospirando, così." Lili abbassò le spalle, lanciando fuori un soffio d'aria.
Karan provò un'ondata d'affetto per la bambina.
A modo suo, Lili era preoccupata per suo padre. 'Forse è stanco o preoccupato per qualcosa' – la bambina aveva notato con occhio acuto questi piccoli cambiamenti nel suo patrigno, il secondo marito di sua madre, ed era preoccupata per lui. Lili aveva sperimentato cosa significasse perdere il proprio padre davanti ai suoi stessi occhi ad una giovanissima età. Forse era da questa esperienza che derivava la sua gentilezza.
"Lili..." Karan sentiva amore verso questa piccolissima anima. Si accovacciò davanti a lei, in modo da incontrare gli occhi della bambina, e le accarezzò i biondi capelli. "Continua a sorridere. Il tuo sorriso è il mio porta fortuna. Mi rattrista vederti con un'espressione triste, Lili."
"Signora... oggi il Babbo non mi ha dato il solito bacio, ma andrà bene lo stesso, vero? Dio proteggerà il mio Papà, non è vero?"
"Certo che sì. Ma certo! Perché non glie ne dai uno tu stessa appena torna a casa, Lili?"
"Sì, lo farò volentieri."
"E va bene, apriamo il negozio allora, che ne dici? Ti spiace disporre le cravatte nel vassoio e posarlo sul bancone?"
Cheep-cheep. Si udì uno squittio.
"Signor Topolino! Eri ancora qui?" Cinguettò Lili allegramente. Un topolino dal manto castano torceva il musetto facendo capolino da sotto il tavolo. Unendo le zampine, il piccolo topino scosse la testa su e giù. Karan comprese subito che doveva trattarsi del suo gesto di commiato.
"Torni dal tuo padrone, allora?" E da mio figlio? Karan spezzò un piccolo pezzetto dalla pasta che aveva schiacciato poco prima, posizionandola a terra davanti al topolino. Il piccolo roditore la sollevò tra le zampine, cominciando a rosicchiarla senza esitazione.
"Signora, guarda, il pasticcino e il signor topolino sono dello stesso colore."
"Oh. Ora che ci penso, è vero. Il tuo pelo è dello stesso colore di una cravatta."
Cheep cheep cheep. Il topo sollevò il musetto, ancorando il suo sguardo su Karan. Aveva dei lucenti occhietti color uva.
"Cravat... è questo il tuo nome? Cravat?"
Cheep-cheep. Squittì il topino in risposta, come in conferma.
"Cravat. Un nome davvero carino. Allora arrivederci, Cravat. Ti prego, riferisci al tuo padrone che gli sono davvero grata. Che le sue parole mi hanno infuso davvero tanto supporto... gli sono davvero, davvero grata. Ti prego, riferisciglielo." E se puoi, ti prego, parla anche con Shion. Digli che lo sto aspettando – la Mamma aspetterà sempre, non si arrenderà mai allo sconforto. Per questo torna a casa sano e salvo.


Vi riunirete assolutamente. Nezumi


La breve lettera ricevuta da Nezumi. Quanto coraggio le avevano trasmesso quelle parole?


Vi riunirete assolutamente. Nezumi


Un messaggio prezioso e risoluto. Per tutto questo tempo aveva sostenuto il suo cuore che minacciava di andare in frantumi. Nezumi, avrò mai l'opportunità di abbracciarti? Potrò mai stringerti tra queste braccia insieme a Shion? Posso continuare ad aspettare, non è vero? E credere che potrò farlo per davvero, un giorno?
Terminato l'ultimo boccone, Cravat unì insieme le zampine anteriori e scosse nuovamente il capo. Poi corse verso un angolo della stanza, scomparendo velocemente dalla vista di Karan.
"È andato via." disse Lili aggrottando le sopracciglia. "Non tornerà più?"
"No, lo rivedremo ancora. Sono sicura che lo rivedremo ancora un giorno. E va bene, è il momento di aprire il negozio. Ci sarà parecchio da fare, Lili, conto su di te."
"Sì, signora Negoziante. Lascia fare a me." Lili si esibì in un inchino teatrale. Karan sorrise mentre apriva la porta del negozio. Poteva vedere il cielo, di un azzurro talmente limpido che faceva lacrimare gli occhi. Il vento era gelido, ma sembrava sarebbe stato una giornata soleggiata. Sembra sarà una bella giornata
All'improvviso si sentì attraversare da un brivido. Pelle d'oca le si diffuse per tutto il corpo.
Cosa? Cosa succede?
Unì istintivamente le mani. Faceva freddo. Aveva l'impressione che il corpo le si raggelasse dall'interno. Fu solo per una frazione di secondo, ma sentì il viso farsi teso, e mani e piedi irrigidirsi. Le si rizzarono persino i capelli. [2]
Si sentiva accapponare la pelle. Ancora e ancora. Qualcosa si stava avvicinando, qualcosa che non era in grado di vedere.
Una folla cicalante di persone la superò, bandiera cittadina alla mano. Facevano parte della parata pedonale dai cancelli di Lost Town al municipio. Diversi volti familiari le facevano cenno in riconoscimento; alcuni la fissavano incuriositi, altri si fermavano per odorare il dolce aroma delle paste fritte che si riversava per le strade. Un padre stringeva la mano al suo bambino; una giovane coppia; una anziana con un cappello appollaiato sui capelli innevati.
 Erano diretti al palazzo municipale dove avrebbero preso parte alle cerimonie. Nel corso della giornata ciascun partecipante avrebbe ricevuto il pranzo da parte delle autorità cittadine. Ogni volto indossava un sorriso rilassato, come se stesse godendo di un picnic in una giornata di riposo. [3]
 Karan poteva solo restare immobile.
Mi vengono i brividi.
Poteva sentire la pelle d'oca sollevarsi sulla pelle come in un fremito. Tremava alla vista di quel limpido e azzurro cielo invernale, che come un'azzurra lastra di vetro si estendeva sopra la sua testa. C'era qualcosa in quel cielo. Poteva sentirlo.
Non poteva vederlo o ascoltarlo. Era solo una sensazione.
C'era qualcosa lì.
Qualcosa si stava avvicinando.


Giorno dell'Holy Celebration, 2017.
Ora sconosciuta.
Una stanza nelle rovine, West Block.


Inukashi si destò. Si era addormentato senza rendersene conto, davvero inconsueto. Mi domando quando sarà stata l'ultima volta che ho dormito così. Probabilmente era ancora un bambino che poppava latte dal seno canino di sua madre.
La morte era sempre in agguato nel West Block, violenza e rapine erano all'ordine del giorno; ladri avrebbero potuto introdursi armati nelle sue rovine in qualunque momento. Anche con i suoi cani, non poteva permettersi di rilassarsi. Consapevole del terribile ambiente in cui viveva e il terrore che vi si celava, Inukashi non si era mai abbandonato a un sonno profondo. I suoi nervi erano sempre all'erta per cogliere immediatamente qualunque pericolo che gli si avvicinasse, che fosse l'alba o mezzanotte. Era come un piccolo animale selvaggio.
Eppure appena adesso si era abbandonato a un sonno profondo. Anche se per breve periodo, stentava a credere che proprio lui avesse commesso un simile errore.
Sono forse stanco? Si ravvivò la frangia con la mano. Sarò solo esausto per quello che sta per accadere – che sto per fare. Tutto qui. Anche lo stomaco ha cominciato a darmi fastidio per il nervoso.
È colpa vostra se sono esausto, lo sapete, ragazzi? Razza di buoni a nulla, più sgradevoli della peste.
Tentò di ricoprire di lamentele l'illusoria immagine di Nezumi e Shion. Il primo restava privo d'espressione; Shion, invece, inarcò mortificato le spalle. Inukashi si sollevò nuovamente la frangia, stiracchiandosi e sgranchendosi il collo.
Hmm?
Il corpo era più leggero di quanto si aspettasse. Si sentiva affamato ma non al punto da star male. Aveva dormito bene e si sentiva come attraversato da una scarica d'energia. Dunque il mio corpo voleva dormire non perché sfinito, ma per immagazzinare energia.
Cavoli, corpo mio, sei davvero serio con questa storia, non è così? Schioccò la lingua inconsciamente. Più si associava con Nezumi e Shion, più diveniva confuso con i suoi veri pensieri. Sentimenti che aveva sempre celato nel profondo sgusciavano fuori con estrema facilità. Si sentiva seccato da questa sensazione al punto da schioccare la lingua, eppure allo tempo stesso l'accoglieva.
Quindi sono serio a riguardo. Provò a fischiare e le orecchie del cane nero ai suoi piedi sussultarono.
Ho deciso di combattere con loro. Questo significa avere fiducia. Immagino significhi... che da qualche parte dentro di me, sto provando ad aver fiducia in loro, nel futuro, e più di ogni altra cosa, in me stesso.
Un irritante suono gutturale strappò Inukashi ai suoi pensieri. Rikiga russava sonoramente avvolto in un lenzuolo, circondato da diverse bottiglie vuote. A ogni respiro sembrava esalare vapori ammorbati di liquore. Gli faceva venire il volta stomaco.
"Dio, è l'impersonificazione di tutto quello che non vorrei diventare da adulto." Inukashi tirò su col naso disgustato. Lanciò uno sguardo ad un angolo della stanza, dove un piccolo lenzuolo lilla sbucava tra alcuni cani sdraiati al pavimento. Rikiga gli aveva dato il lenzuolino affermando fieramente di averlo scelto perché eguagliava il colore degli occhi del piccolo Shion, ma Inukashi pensava fosse troppo acceso, un viola quasi volgare. Non assomigliava lontanamente al colore degli occhi del bambino. Ovviamente lo aveva accettato lo stesso, lenzuolini per infanti erano un lusso difficilmente reperibile nel West Block.
"Shion?" Il bambino era silenzioso. Non poteva udire neppure il suono del suo respiro. Il cuore di Inukashi cominciò ad accelerare di battiti.
Ehi, niente scherzi...
Per bambini e neonati, sopravvivere in un ambiente spietato come il West Block era qualcosa di davvero arduo. Fame, ipotermia, malattie, incidenti, infanticidi. Persino morti improvvise. La morte peregrinava costantemente in cerca delle sue prede, mutando di volta in volta nella forma e nell'aspetto. Bambini indifesi erano prede fin troppo facili per il cuculo della morte. [4]
"Non sarai mica morto? Non facciamo scherzi." Sollevò bambino nel lenzuolino. Occhi di un'oscura tonalità di viola, così simili a quelli dell'adolescente Shion, scintillarono in sua direzione. Per un attimo, Inukashi ebbe l'impressione di potervi scorgere una profonda oscurità, balenata per un solo istante nella profondità di quel nero. Shion ammiccò, le piccole labbra paffute corrucciate come in cerca di latte, e il cuore di Inukashi poté placare finalmente la sua corsa impazzata.
"Shion, allora sei vivo. Non spaventarmi così."
Il paio d'occhi spostò lo sguardo oltre Inukashi e il bambino cominciò ad agitarsi tra le sue braccia. Inukashi si affrettò a sistemarlo meglio per evitare di farlo cadere. Il bambino non sorrideva né piangeva – si limitava a guardare dritto davanti a sé, verso qualcosa. Inukashi aveva l'impressione di stringere una creatura sconosciuta tra le braccia.
"Cosa c'è? Cosa stai guardando?"
Lo sguardo di Shion non era rivolto nella stanza; puntava verso un'altra parte, un luogo molto, molto lontano. Inukashi non aveva idea di dove potesse condurre.
"Shion..." Cosa ti prende? Perché hai uno sguardo simile? Cosa riesci a vedere là fuori, Shion?
Pieno di incertezze, Inukashi strinse il bambino con forza.
Il vento mormorava, fischiando attraverso le rovine intorno a loro.
-FINE CAPITOLO-
note:
[1] Dante Alighieri. La Divina Commedia, L'Inferno. Canto terzo.
[2] ok qui ho dovuto cambiare leggermente, diceva che le si rizzavano i peli su tutto il corpo, ma in italiano non va...
[3] Altra piccola correzione fatta da me. Diceva a metà strada lungo il percorso avrebbero ricevuto il pranzo, ma qualcosa mi diceva che per 'percorso' si riferisse alla durata della cerimonia, anche perchè, se Karan ha aperto il negozio verso le 7, quanto sarebbe durato questo tragitto, per aver bisogno di dare il pranzo a metà strada? ><
"all participants were supposedly going to receive boxed lunches from the city bureau" il cestino per il pranzo di cui parla, suppongo si riferisca al bento... e qui viene fuori la cultura giapponese della Asano... (cof cof se la Asano fosse stata di Bari, la gente si sarebbe portata da casa teglie di pasta al forno)
[4] interessante... riguardo il cuculo come uccello di cattivo presagio, o addirittura di morte, ho provato a fare qualche ricerca.
La cosa assurda è che in Italia, il cuculo è visto come animale che porta fortuna, ci sono superstizioni e antiche dicerie che affermano che udire il canto del cuculo porti fortuna, denaro e felicità, sembra addirittura che utilizzassero il suo canto per divinare quando una fanciulla si sarebbe sposata o quanto a lungo una persona avrebbe vissuto. Fuori dall'Italia, invece, il cuculo è un uccello di cattivo presagio (bed omen), o addirittura un presagio di morte (omen of death), come se ascoltavi il canto del cuculo provenire dal nord mentre guardavi il terreno, in una giornata di Agosto, o vedere un cuculo appollaiato su di un ramo secco, oppure un cuculo che sorvola direttamente una persona appena sopra la sua testa. Questi sarebbero tutti presagi di morte.












7 commenti:

  1. Grazie per il capitolo, lo aspettavo con avidità.
    E' uno dei pochi capitoli in cui la Asano descrive l'orrore dello stato totalitario di No°6.
    Spero che ci spiegheranno come hanno fatto a far diventare questa città così terrificante...oddio visto il Sindaco e lo scienziato demente non è che che ci sia poi molto da spiegare.
    Pare che alla fine gli uomini debbano per forza voler dominare e terrorizzare i loro simili.
    Succede anche in "V per vendetta" un film splendido di cui vi anche il bellissimo fumetto.
    Mah..che dire di certi pazzi esaltati?
    Sterminiamoli e via!
    Alla prossima e buona domenica!
    Ciao

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    1. La letteratura è sempre un modo per riflettere sulla realtà... specie con quella distopica (per quanto il mondo disegnato dalla Asano non offre un quadro completo). è da sempre che l'uomo si interroga su come governarsi(mi tornano ancora in mente i vari politici/filosofi greci e latini studiati al liceo), ma quello che la storia dimostra è... l'uomo tende sempre all'eccesso, e di qualunque eccesso si tratti, (che tenda a destra o sinistra), genera sempre qualcosa di deleterio...
      Il problema principale del potere è che la gente comune non si rende conto di essere essa stessa a permettere ai 'sovrani' di comandare. Che sia una scelta consapevole o dettata dal semplice essere ignari di avere il potere di togliere tale sovranità...

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  2. Già come diceva "V": "I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli." T.JEFFERSON
    Per altre citazioni o saperne di più su questo meraviglioso film: http://it.wikiquote.org/wiki/V_per_Vendetta
    http://it.wikipedia.org/wiki/V_for_Vendetta (CONTIENE SPOILER)
    Alla prossima, ciao!

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    1. ahh, l'ho visto l'ho visto!! in realtà l'ho visto poco dopo aver scoperto no.6 (ne conoscevo il titolo ma non mi era mai capitato di guardarlo...). O meglio, no.6 mi ha fatta avvicinare al filone distopico e di laà ho cercato di approfondire...
      p-s- sto correggendo la traduzione del mezzo capitolo successivo e...
      piccolo assaggio:
      "Non volevo farti sentire in colpa. Non intendevo accusarti di alcun crimine. Io – non posso nemmeno immaginare di volerti fare del male. Perdonami, avrei dovuto pensare un po' più alla tua situazione."

      (parole di Nezumi.... no, cioè quando l'ho letto, ti giuro che son scoppiata a piangere, ho letto il resto del capitolo tra le lacrime.....)

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  3. Ahh e no dai..non mi dire così...
    LO VOGLIO, LO VOGLIO!
    AMO Nezumi dal più profondo del cuore..ah trovare un uomo così!
    A proposito di lacrime, mi sono rivista V per vendetta e ho pianto un sacco!
    La graphic novel è diversa e su alcuni punti più chiara, se ti capita comprala perchè vale la pena.
    Ti abbraccio forte !
    Ti spedisco AMORE che ti faccia compagnia mentre lavori!
    http://www.google.it/imgres?hl=it&sa=X&rlz=1G1ACPW_ITIT437&biw=1280&bih=899&tbm=isch&prmd=imvns&tbnid=UsUEOpk3ZBWq3M:&imgrefurl=http://web.tiscali.it/mitologia/Amore_%26_Psiche.htm&docid=_gpubLP2N6oVOM&imgurl=

    http://www.google.it/imgres?start=83&hl=it&sa=X&rlz=1G1ACPW_ITIT437&biw=1280&bih=899&addh=36&tbm=isch&prmd=imvns&tbnid=LmA1i24_XwYr0M:&imgrefurl=http://www.focusjunior.it/Cose_curiose/Special/2011/f

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  4. Oddio io adoro come Asano-sensei descrive le scene in cui esce la vespa dal collo*__*
    Sono perfette... e wow quanto sono stupide quelle due? Parlare in quel modo quando sanno cosa succederà.
    Ma più che altro mi viene da pensare "portatevi una pistola quando uscite di casa non si sa mai" assurdo.
    Inukashi si è proprio affezionata a Shion che carina. Quel bambino secondo me ha capito tutto XD
    Non vedo l'ora di andare avanti vediam che succede XD

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